Racconti

Malissa e le figure magiche dell’universo

Al limitare di un grande bosco di castagni, c’era una piccola casa di mattoni rossi, graziosa e ben curata. Lì viveva Malissa insieme alla nonna Giada, molto conosciuta nel villaggio per le sue doti di guaritrice.
Malissa amava osservare la nonna mentre faceva bollire le sue erbe che sarebbero servite a curare molte malattie. La casa odorava spesso di lavanda e verbena che la nonna andava a raccogliere in determinati momenti dell’anno, spesso all’alba. Molte persone andavano a trovarla per avere dei consigli o per essere curate e Malissa cercava ogni giorno di imparare qualcosa da lei. A scuola, se qualche compagna si feriva era sempre pronta a soccorrerla e, alla sera, chiedeva a nonna Giada di insegnarle a fare sempre meglio. Nonna Giada sorrideva e diceva che per il momento doveva solo osservare, non avere fretta, essere attenta e studiare.
Un giorno, nonna Giada decise di portare con se la nipote. Svegliò Malissa molto presto e le chiese di seguirla nel bosco. Arrivate vicino a un grande albero di quercia, si sedette e chiese alla bimba di stare in silenzio, a ad ascoltare.
“Tanto tempo fa, gli uomini vivevano in connessione on tutto, con la natura, gli Esseri magici tra cui gli Gnomi, i Folletti, le Fate che con la loro opera mantengono la bellezza dei luoghi naturali. Per poterli ascoltare bisogna essere rispettosi.”
Malissa annuiva silenziosamente, desiderosa di capire maggiormente.
“Oggi, per cominciare, ti insegnerò a usare delle forme che possono aiutarti a comunicare meglio con te stessa e con quanto ti circonda e, come con la scrittura e la lettura a scuola, con il tempo saprai come farne buon uso.”
Nonna Giada si alzò, prese il suo bastone di legno di betulla che portava spesso con se e tracciò sul terreno un grande cerchio. Stette qualche momento in silenzio, ad occhi chiusi e poi disse, rivolgendosi alla bambina:
“Alcuni popoli dicono che se guardi dove nasce il tutto, ritorni nel centro e puoi trovare il centro di te stessa e l’armonia del mondo. Vedi, Malissa, il cerchio che ho tracciato è una figura molto antica, ricorda il Sole e i suoi movimenti, così come la Luna, quando è piena. Per questo è sempre stato considerato da tutti i popoli del mondo una forma perfetta e completa.”
“Perché dici completa, nonna?”
“Perché non avendo ne inizio ne fine, il cerchio rappresenta l’eternità, un concetto non semplice da spiegare, quello che ti posso dire è che combina insieme i contrari, movimento e immobilità, finito e infinito. Rappresenta lo spirito, la natura divina e quando lo tracciamo, così come ho fatto io prima, ha il significato di uno spazio sacro, inviolabile.”
“Inviolabile?”
“Sì, vuol dire che questo spazio è riparato da tutto ciò che è fuori, da influenze estranee, una specie di cordone di protezione.”
“Nonna, come posso usare il cerchio, a cosa serve?”
“Questo dovrai scoprirlo a poco a poco, per ora posso dirti che serve ad accrescere la tua energia e la concentrazione e a migliorare il tuo ascolto, cioè a sentire quella vocina, dentro di te, che ti suggerisce cosa fare per risolvere bene ogni cosa.”
“Adesso però si è fatto tardi, devo tornare al mio lavoro. Un altro giorno verremo qui e ti parlerò ancora del cerchio e di altre figure magiche, come per esempio il triangolo e il quadrato. Intanto, pensa a quello che ti ho detto.”
Così dicendo nonna Giada prese il suo bastone, aprì, facendo l’atto di tagliare, la figura, poi, come se fosse una gomma da cancellare, usò il suo bastone per distruggere il cerchio tracciato, sotto lo sguardo attento di Malissa.
Nel pomeriggio, dopo aver finito i compiti, Malissa andò alla ricerca di un bastone. Ne voleva uno come quello della nonna e si disse che doveva essere bello e speciale. Mentre camminava concentrata su quel pensiero, inciampò in un piccolo ramo di ciliegio, era molto raro in quel bosco di castagni trovarne uno.
Si guardò intorno e vide, nei pressi di un ruscello, proprio l’albero che stava cercando. Sorrise felice e si avvicinò per osservarlo meglio. Appoggiò la sua mano sul tronco e sentì arrivarle improvvisamente una sensazione di calore, era un’offerta di amicizia, ne era sicura e decise che quello sarebbe stato il suo rifugio e il Ciliegio il suo nuovo amico.
Tornò a casa e mostrò alla nonna il ramo raccolto e le raccontò della sua piccola avventura e della scoperta del ciliegio. La nonna le disse che quell’albero era una creatura antica di quel bosco e per questo doveva essere
rispettosa e grata del dono della sua amicizia.

La sera, in giardino, tracciò un cerchio intorno a lei, col suo piccolo ramo di ciliegio, come aveva visto fare alla nonna. Chiuse gli occhi, respirò piano e profondamente. Si concentrò sull’ascolto, alla ricerca di una piccola voce che potesse suggerirle cosa fare. Improvvisamente sentì una risatina e sobbalzando aprì gli occhi. Proprio davanti a lei, all’altezza degli occhi, un essere minuscolo con due piccole ali volteggiava, poco più grande di un moscerino e sembrava divertito. Malissa era troppo meravigliata per indispettirsi. Le era capitato altre volte di incontrare degli spiriti di natura nei sogni e pensava che quello fosse il modo per comunicare facilmente con loro, anche se la nonna le aveva detto che col tempo avrebbe imparato a sentirli e vederli anche da sveglia. Non si aspettava, però, così presto, ma forse con l’aiuto del cerchio magico, chissà…
“Non stare imbambolata con la bocca aperta, Malissa” le disse quella che sembrava una fatina. “Sì, sono proprio una fata e ti gironzolo intorno già da un po’ di tempo.”
“Ma come fai a sapere quello che penso?”
“Noi fate sappiamo tutto, possiamo leggere i pensieri, quelli belli e quelli brutti e quando sono proprio brutti scappiamo via. Ma quando sono belli ci avviciniamo alle persone e decidiamo di farci vedere.”
“In questo spazio che hai costruito, tracciando il cerchio, sento la tua energia e ne percepisco la curiosità e la dolcezza. E anche il desiderio di conoscere per fare, come fa tua nonna, più bello il mondo.”
Malissa era contenta di questo incontro, voleva sapere di più della piccola fata, il suo nome, come avrebbe potuto ritrovarla quando, ad un tratto, sentì in lontananza la nonna che la chiamava.
“Malissa svegliati, è tardi, devi andare a scuola oggi.”
Era proprio la voce della nonna, ma allora era stato tutto un sogno, l’incontro con la fata, tutto il resto? Non si raccapezzava ed era certo molto delusa.
La nonna, vedendola assonnata e smarrita si avvicinò e le fece una carezza.
“Malissa, abbi fiducia nei tuoi sogni, è proprio lì che più spesso possiamo incontrare le creature fatate e imparare a conoscerle. Adesso è ora di prepararti, più tardi mi racconterai tutto, se lo vorrai.”
La piccola sorrise rincuorata, sapeva che con l’aiuto di nonna Giada i suoi sogni potevano essere realizzati e poi adesso aveva due nuovi amici: la piccola fata di cui non conosceva ancora il nome e l’albero di ciliegio che aveva incontrato nel bosco. L’avrebbero aiutata loro a capire meglio la magia che c’è nel mondo.

“Nonna, mi racconti ancora di quando sono venuta al mondo?”
Nonna Giada sorrise, ricordando come lei stessa avesse fatto nascere quella bambina dai capelli rossi, durante una notte di primavera.
“Certo, cara, ricordo bene quella notte. Nell’aria si sentivano i profumi delle prime viole e il bosco risuonava dell’energia dell’Equinozio di Primavera.
La tua mamma fu molto brava a seguire le mie indicazioni e nel giro di poche ore vidi la tua testa far capolino e subito dopo eri tra le mie braccia, un frugolino rosa, e poi in quelle della tua mamma. La luna in cielo era tonda, grande e luminosa e tu eri una deliziosa bimba.”
“Chi scelse il mio nome?”
“Io, e la conferma che fosse quello giusto la ebbi al tuo primo vagito, avevi un timbro forte e acuto, ma direi molto musicale, un nome appropriato il tuo, infatti vuol dire, in una lingua antica “musica della parola” ed è composto da Ma, parola e Lissa, musica.”
“Mi piace il mio nome, anche se non so cantare!”
La nonna rise e teneramente accarezzò il viso di Malissa.
“Un giorno imparerai che i nostri pensieri e le parole hanno il potere di far accadere le cose che desideriamo veramente e con la volontà possono aiutarci a trasformare la nostra vita.”
“Come la musica, nonna? Sai, a volte, quando la ascolto, sento che la mia anima respira insieme con tutto l’universo, credo che sia questo a rendermi felice, sentire che sono parte di ogni cosa, di appartenere al mondo intero.”
“Si, hai ragione piccola mia, ma adesso è ora di tornare ai nostri lavori.”
Malissa andò in giardino ad annaffiare le piante aromatiche. Ripensava a quello che le aveva detto la nonna poco prima. Davvero i nostri pensieri possono far accadere le cose? E in che modo? Era curiosa e voleva saperne di più. Si ripromise di trovare l’occasione giusta per chiederglielo. Nonna Giada
era sempre molto presa dal suo lavoro, una guaritrice oltre a curare le persone, far loro la prano, cerca anche i giusti rimedi, prepara le tisane e le erbe per ogni malattia.
Si era fatta sera, il cielo cominciava ad essere punteggiato da tante minuscole stelle luminose e Malissa col naso all’insù cercava le costellazioni che aveva imparato a riconoscere. C’era quella dell’Orsa Minore con la stella Polare che sta ad indicare il Nord e poi l’Orsa Maggiore e nei pressi la cintura di Orione.
Sentì la voce della nonna che la chiamava: “Malissa, vieni, la cena è pronta.”
E si accorse che il suo stomaco, brontolando, le stava dicendo che era proprio affamata. Nell’aria c’era un odore delizioso di una minestra fatta con verdure raccolte nell’orto e del pane appena sfornato.
Dopo cena, la nonna accese il camino e chiese alla bimba di sedersi accanto a lei, vicino al fuoco, perché voleva parlarle ancora delle figure magiche e in particolare del quadrato e del triangolo.
Malissa si sistemò sul tappeto, ai piedi della nonna, ben contenta che finalmente si fosse decisa a proseguire le sue lezioni sulla Magia, forse si era resa conto che era cresciuta e desiderosa di imparare.
“Ti ho parlato del cerchio e so che hai cominciato a sperimentare su di te, come ti avevo detto, il suo potere. Per me è importante che sia tu, di volta in volta a sperimentare quanto ti dico, perché solo così puoi imparare, oltre con lo studio, devi fare molta pratica. Voglio parlarti adesso del quadrato, una figura geometrica che rappresenta la stabilità, la sicurezza, l’affidabilità. Il quadrato rimanda all’elemento Terra di cui è il simbolo. Devi sapere che per molti popoli nel tempo ha rappresentato il mezzo per accedere ai mondi segreti e magici.”
“Ricordo nonna che poco tempo fa mi hai fatto vedere un libro con le foto di templi e case che avevano una forma quadrata e mi hai detto che erano state appositamente costruite in quel modo.”
“Si Malissa, l’architettura a base quadrata si ritrova in molte tradizioni. I lati del quadrato rappresentano le porte cardinali, i quattro Elementi. Il quadrato è associato al numero quattro che è il numero della materia, della solidità, della sostanza, della cosa densa, duratura e solida. Per questo è anche associato all’idea del tempo e della durata. Tempo e materia sono quindi in relazione.”
“Ecco perché ti piacciono le cose ben costruite e solide, nonna, perché durano di più e noi così le possiamo usare più a lungo, per più tempo”
“Si, bambina mia, è proprio così”
“Il triangolo è un’altra figura affascinante. Rappresenta per molti popoli la natura divina degli uomini e del creato. Per esempio, per gli antichi Egizi la piramide, la più conosciuta costruzione a forma triangolare, costituiva un luogo sacro adibito a monumento funerario per i faraoni e le regine. Per i Maya il triangolo era uno dei raggi del sole ed era simbolo di fecondità. Per altri popoli è la rappresentazione dell’occhio divino.
Nell’ambito naturale rappresenta l’elemento Fuoco, specie se la punta del triangolo è rivolta verso l”alto. È anche il fuoco che brucia i pensieri specie se negativi e trasforma la nostra mente, che eleva il nostro spirito.
Se il vertice del triangolo è rivolto verso il basso allora questa figura è collegata al femminile e all’elemento Acqua.”
“È anche collegato al numero tre?”
“Si, brava. Si dice che non c’è due senza tre e sai perché? Significa che dall’Uno che ha iniziato deve scaturire un’azione che darà a sua volta un frutto e così via. Il tre è il prodotto reale, manifesto di una azione divina; è qualcosa di realizzato, compiuto. Con il triangolo è possibile formare qualsiasi altra figura geometrica, dal tre si creano tutti gli altri numeri.”
La nonna guardò fuori e si accorse che si era fatto tardi, poi ancora verso il camino, la fiamma guizzava alimentata da un bel ciocco di legno e sicuramente approvava quei racconti in sua presenza. Si riscosse sorridendo alla bimba che sembrava ora avere gli occhi pieni di sonno. Le accarezzò la testa e la mandò a dormire con un bacio sulla fronte.
L’indomani Malissa, appena sveglia, decise che sarebbe andata a trovare l’amico Ciliegio, l’albero che aveva visto alcuni giorni prima nel bosco. Dopo aver aiutato la nonna a riordinare la casa e preparato i sacchetti delle erbe da vendere al mercatino dello scambio, in paese, prese una manciata di nocciole, che si mise in tasca, e si avviò lungo il sentiero, che saliva dietro la casa. Le piaceva passeggiare perché le capitava di incontrare piccoli animaletti, lucertoline, ricci, scoiattoli che sembravano non avere paura della sua presenza, qualcuno si fermava persino incuriosito, come una piccola volpe che si aggirava in quei luoghi e che le era diventata familiare.
Finalmente arrivò al ruscello e lì con sua grande emozione vide il suo amico Ciliegio. Era vestito di tanti piccoli fiorellino rosa, la primavera aveva fatto sbocciare le gemme sui rami.
“Buongiorno caro Ciliegio, erano giorni che volevo venire a trovarti ed ora eccomi qui, emozionata nel vederti”
Malissa si avvicinò all’albero e lo abbracciò. Poi stette in silenzio, la testa appoggiata al tronco per un paio di minuti. Sentiva l’energia dell’albero, una piacevole sensazione di calore e dolcezza che le arrivava al cuore. In qualche modo aveva percepito che il suo abbraccio era stato ricambiato. Si sedette ai piedi dell’albero, come tante volte aveva visto fare alla nonna e chiuse gli occhi, rivolgendogli ancora i suoi pensieri di amicizia. Ben presto sentì che le rispondeva. All’inizio erano sensazioni di benessere, poi immagini che si formavano, colorate, colme di energie, come piccole nuvole danzanti e alla fine Malissa si accorse che poteva comprendere, si traducevano in parole dentro la sua testa.
“Cara Malissa, è vero, c’è un legame speciale tra noi, da lungo tempo e molte, molte vite.”
Malissa era felice e un po’ trasognata, si conoscevano da molte vite? Cosa voleva dire l’albero? Sentì una grande gioia e poi: “Conserva questa emozione nel cuore e nei tuoi pensieri e la ritroverai ogni volta lo vorrai, ti aiuterà quando ne avrai bisogno e saprai che ti sono vicino.”
“Grazie amico Ciliegio, non lo dimenticherò e tornerò a trovarti”
Tornando verso casa Malissa ripensò alle parole dell’albero e le venne in mente quello che la nonna le aveva detto a proposito del significato del suo nome e di come i pensieri e le parole possono,se ben usati, cambiare la propria vita. Si ripromise di chiederle delle spiegazioni.
Era quasi ora di pranzo e Malissa , che aveva sgranocchiato le nocciole che aveva in tasca, non aveva molta fame, così pensò di fare una cosa gradita alla nonna, andò a raccogliere alcuni rametti e della legna piccola per accendere il camino. Anche se l’aria era più mite, la casa aveva ancora bisogna di essere riscaldata e poi il camino era il suo angolo preferito. E infatti, dopo pranzo, nonna Giada si sedette ancora con la nipotina a sorseggiare la sua tisana di semi di finocchio e zenzero.
Dopo aver ascoltato il racconto dell’incontro con il Ciliegio, nonna Giada come se le avesse letto nel pensiero, le disse che le avrebbe parlato del potere del pensiero positivo e delle parole.
“La Magia, Malissa, inizia quando si impara a dominare i propri pensieri e le parole, in quel momento si è nella Completezza e tutto scorre fluidamente, armoniosamente, ci si sente tutt’uno con ogni cosa.”
“Ma nonna, come si fa a dominare i pensieri, le parole, a me scappano dalla bocca ancora prima di accorgermene!” Malissa scosse la testa, sconsolata.
La nonna rise:” Ci vuole esercizio, come per ogni altra cosa e poi un ingrediente importante chiamato Volontà, I pensieri occorre tenerli in ordine.”
” Come si fa con la casa?”
“Tenerli in ordine significa averne il controllo e per questo ci sono alcune regole da rispettare, vedrai, ti aiuteranno a capire.”
Tirò fuori dalla tasca del suo grembiule un piccolo quaderno, fatta con carta riciclata e decorato con foglie di castagno e lo porse a Malissa che lo aprì incuriosita.
“È per te Malissa, abbine cura, qui ci sono le mie prime regole di Magia per te. Qui potrai annotare anche i tuoi cambiamenti, i tuoi pensieri e anche i tuoi desideri.”
Dentro, in bella calligrafia, la nonna aveva scritto:

Per avere pensieri belli e luminosi
scrivi i tuoi sogni perché si avverino
pensa bene di te e degli altri
ricordati di essere sempre felice
sorriditi allo specchio ogni mattino
ringrazia il sole, la luna e tutte le creature
che danzano con te la vita

Malissa lesse attentamente a voce alta ciò che la nonna aveva scritto sul quaderno. Sentiva dentro di se che erano una traccia preziosa per imparare ad essere come nonna Giada, forte e solida e al contempo dolce e in armonia con gli altri esseri viventi. Forse era proprio questo il segreto per essere una brava guaritrice.
Abbracciò la nonna e andò in camera sua, il quaderno stretto tra le mani, come un piccolo tesoro.

Tutti i diritti sono riservati

Mozzafiato


(disegno Cinzia Di Felice)

Anno 3020, su un anello del pianeta Aures, dove vivono multirazze, alcuni, come Mozzafiato, provenienti dall’estinto pianeta Terra.

Era il diciannovesimo angolo che slittava col suo nuovo paio di skates, prima di ricadere sul monitor della sveglia, arruffata, in posizione trasversale al letto. Maledetta sveglia, pensò Veronica, aveva un suono lugubre di sirena che la precipitava dai programmi interstellari alla sua routine giornaliera a velocità della luce.
A ripensarci occorreva mettere una crocetta al calendario, erano mesi, ormai, che la scadenza della sera coincideva con la messa a punto della sua carrozzeria. Ne andava fiera. Per praticità aveva suddiviso l’operazione di lucidatura dei suoi nuovi arti, così erano chiamati nella preistoria, in quattro parti: smontaggio, controllo meter, inanellamento lineare e assemblaggio, per facilitare la manutenzione sensoriale. Aveva appena finito che squillò il frequenziometro verbale ad alta velocità, seguito da un soffio gelido di squame di pescecane: era Al.
Veronica, sentì come uno scontro di carrozzeria, come un trancio di vecchia pescheria in un giorno di mazza gravitazionale. Lui era il premio al pugno in faccia secel’avevi ancora, e lei si stava appena ricaricando, dopo una cena in versi di caviale d’altritempi con un tipo conosciuto al bar.
Era solo un assaggio, ma prometteva bene. Lo aveva incontrato nel garage Trafori d’Urgenza, del suo amico Din Marmitta, un mezzo fantasy che non muore, dal cuore molle, che la faceva schiattare coi suoi spuntini acidi ai pochi clienti di passaggio.

Al era un rifatto della quarta generazione, quella degli scarti subatomici delineari, mascella al silicone, carrozzeria anteriore al plasma, occhi computerizzati, in vetro tiffany, una rarità antica, da collezionista fetish, che aveva vinto al Self Dierector Day, acquistando una tanica di splin, gli ultimi ritrovati molecolari dei motori di generazione solare, ottimo combustile per le nuove super slidecars, una vera passione per Al, più delle donne, che del resto non lo demagnetizzavano nemmeno.
Ma lui aveva in serbo qualche sorpresa, una coccolosa che faceva colpo persino sulla Mozzafiato, Veronica, la rifrangente colonna vertebrale in assetto spinto. L’aveva vista sulle copertine, dietro la città antica, la Mezzacollina, in ologrammi a puntate proiettati sulla cortina di nebbia.
Dicevano fosse la fidanzata di Vic Resort, One Member del Post Center Village, l’immenso rifugio multimediatico per navigatori multiplanetari. Ma Al, era uno che sapeva credere alle sue performance super allusive e preferiva attendere.

Din Marmitta, come al solito, interruppe le sue divagazioni sinaptiche, gridandogli dietro qualcosa che Al non afferrò ma che gli rintronò nella testa rischiando di cortocircuitargli i sentieri mnemonici a particelle.
Veronica lo aspettava a casa, nel suo stage di prima grandezza. Doveva solo ricordarsi della scorta di energia che aveva preso, al doppio malto, una vera prelibatezza, di cui la Mozzafiato non riusciva a farne a meno. Era sicuro l’avrebbe conquistata.

Veronica, in discesa dal corrimano, per il consueto flet and gym, non sapeva se essere felice o disgustata al pensiero di rivedere Al, Il Buzz della Carioca, ma aveva bisogno dello streep al doppio malto e, per gli affari lesti, Al era imbattibile. La Mozzafiato voleva convincere il suo amato Vic a dedicarle una page on line sul panorama interstellare, in fondo la loro storia era ancora a base coronarica, poco consumata, anche se ultimamente sembrava in una specie di amoroso stand by dei microchip, una fatica immane, per lei che era spesso in attrezzo spinto.

Al arrivò caracollando, col ghigno fluorescente di schiuma al doppio malto, se ne era fatto fuori un litro. Le spinse la carrozzeria contro il muro che puzzava come una marmitta di scarico del lontano 2015, pensando di averla a pugno, ma Veronica, vissuta nei quartieri di terza generazione, tra i mutanti, si scansò di lato, sfiorando il fetido con un gancio, poi affondò la punta del suo stivale di metallo nel basso ventre del malcapitato che si abbattè sul pavimento. Al accennava farneticando la resa sul tappeto, mano a tamburo, implorando adesso.
Alla Mozzafiato sarebbe bastato poco per farlo fuori e ci provava pure un certo gusto, ma le serviva l’allenamento che il Buzz le offriva a poco prezzo. Finito il match, prese lo streep e si volatilizzò oltre la porta, lo travasò nei concentrati di narcosine, che teneva come scorta e si accinse alla serata, in autonomia binaria, con le sue amiche, oltre i cancelli.

Fuori l’aspettava, smilzo d’occasione, Din Marmitta con una pistola a fumo, un residuato bellico post evoluzione, ancora micidiale, con in tasca pochi grumi d’energia, un prezzo sporco per chiudere gli occhi all’amicizia. Una bomba chimica d’occasione, fabbricata a Soke, Primo anello della Catena , una specie di fornace, frequentata dai Crime, i Guardian Spie.
Din l’agente speciale aveva paura d’essere stato scoperto da Veronica a rimaneggiare grillet, speciali dossier sulle grandi multinazionali, era andata troppo vicino a scoprire le fonti, le tracce in sospensione di lui e Vic, intenti a trafficare chips. Veronica aveva per istinto il fiuto di un segugio.
Veronica scese in strada, decisa a incontrare Din e a metterlo faccia al al muro. In aerobica tigrata, fendeva spazi con brevi salti in accelerata, senza distrazioni, i sensi all’erta, come in addestramento, rivelavano la sua natura di ragazza cresciuta in isolamento antiglicemico. Sentì l’odore spesso della muffa acida, il multiaroma frequenziale che aveva al polso, le restituì l’immagine di Din e di un ordigno micidiale, una pistola a fumo. Ne conosceva l’uso per averne costruita una quando era piccola, sotto l’occhio vigile di sua madre, un generale di quarta era, destinata al trans di mutazione satellitare. Ne riconosceva persino il suono, quel sibilo di freccia che precede il lampo e il buio esistenziale. Roteò su se stessa e spicco il salto prima di essere raggiunta dalla scarica, poi colpì a sua volta e uccise l’avversario con tre unghie sparate nella giugulare.

Sì, l’effetto era macabro, ma le aveva prese nuove al standard vacuale, uno shop d’immedesimazione multirazza, unghie di pantera morfologicamente mutuata da Horror Vacui.
Quando s’accorse che il suo nemico era Din Marmitta pianse, frugò il frequenziometro digitale e ottenne il nome del suo complice. Era lo stesso che avrebbe voluto amare. Restituendo esodi alla notte, girò le spalle lucidò l’anca della carrozzeria e salì sul primo glenvit a testoruote, diretta a casa. Domani, forse, l’avrebbe denunciato, ora aveva voglia di una doccia e magari recuperare Al, in fondo non era tanto male.

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3 risposte a Racconti

  1. ciprea ha detto:

    Il disegno mi è stato gentilmente concesso da Cinzia Di Felice.
    http://www.cinziadifelice.it

  2. carla ha detto:

    scrivi anche racconti?
    carissima, l’arte ci accompagna trepidante in ogni sua manifestazione.
    Ti abbraccio!
    c.

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