attimi

05df38c65f5ab32118e1090bacf44dca

da una finestra socchiusa
l’universo
dove nessun altro
ascolta la durata

*

rideva
del senso della vita
il bambino divino

*

una rosa è una rosa
l’attimo
tra il passare oltre
e coglierla

Pubblicato in generazione di parole | Lascia un commento

gabbiani

gabbiani

una virata d’ali tra le spume
i gabbiani sanno il chiasso
il verso ininterrotto
delle correnti marine

Pubblicato in generazione di parole | 1 commento

ancora una recensione a Terracqua, di Elio Ria

IN PUNTA DI PIEDI SI AFFACCIA POESIA

Terra e acqua sono le architravi su cui poggiano le tematiche poetiche di Mirella Crapanzano. Il libro Terracqua, edito da Terra d’ulivi, offre una lettura piacevole e stupefacente che annoda e scioglie le differenze e le diversità dell’uomo nel contesto ambientale. Una pratica poetica che tende ad alleggerire la gravità quotidiana dell’uomo, rendendolo consapevole delle bellezze che lo circondano e lo proiettano in un luogo ideale per appropriarsi di ogni respiro, di ogni movimento, di ogni pensiero e sensazione, di tutto quanto lo riguarda. Lo sguardo dell’autrice è rivolto alla condizione dell’uomo di vivere sulla terra, forse nel tentativo di distrarlo dalla corruzione. Thíc NhâT Hanh, monaco buddista, poeta e attivista per la pace, afferma: «Il miracolo non è camminare sull’acqua. Il miracolo è camminare sulla verde terra nel momento presente, apprezzando la pace e la bellezza disponibili qui e ora».

La Sicilia è la terra natale di Crapanzano, la stessa terra che ha dato i natali a Salvatore Quasimodo, che nel 1930 pubblicò (edizioni Solaria) la raccolta di poesie Acque e terre, dove l’isola è l’emblema di una felicità perduta cui si contrappone la durezza del presente. L’acqua e la terra sono gli elementi biologici di cui Quasimodo si serve per ribadire la nostra appartenenza ad essi, la nostra identità territoriale che nel momento della lontananza germoglia la solitudine e la nostalgia. Il linguaggio è moderno, piegato al ritmo dei versi in cui le figure retoriche abbondano. Il tono emotivo è malinconico, di rimpianto verso il passato.

Crapanzano alla stessa maniera di Quasimodo indaga la sua terra, le sue cose, il suo sentire: l’influenza è evidente. Tuttavia in Terracqua vi è freschezza poetica in relazione allo stile delicato ed elegante nella forma che affiora con fervore e sostanza ispiratrice: quando il tempo è delle mareggiate / nella mia casa i suoni rasentano i ricordi /ragionano d’estate prima di finire in bocca/.

La poesia enuclea alcuni motivi di fondo dell’ispirazione di Crapanzano: una sensibilità biologica, facilmente rintracciabile nelle immagini proposte, per cui la vita dell’uomo e del mare viene trasfuso in un destino comune; il sentimento umano converge nell’astrattezza della realtà, ad esempio: in un colore ti segue nella pienezza / delle ore / reclama la presenza di chi / cammina a piedi scalzi / e vede il mare / come qualcosa che gli somiglia.

L’idea, attraverso una verifica minuziosa dell’ispirazione, impressiona la parola nella costruzione del verso, al punto di inibire la parola stessa nella retorica di un’abilissima capacità costruttiva che fissa i significati delle immagini attraverso l’essenzialità dei significanti. Il verso è parola fatta immagine con tracce di esperienza privata e con folgorante rappresentazione dell’intimo immaginare dell’autrice. Un colloquio con sé stessa, senza mai perdere l’approccio con la propria terra e con quel mare “sublimato”. L’incontro dell’autrice con la parola diventa fantastico già nelle pieghe delle immaginazioni.

Terracqua documenta una lenta e graduale evoluzione sia nei contenuti sia nella forma che si fa progressivamente elaborata e ricercata. Crapanzano vede il mondo ma ne costruisce un altro che non sostituisce nulla ma mescola esperienze autentiche di vita vissuta e fantasie poetiche, circostanze reali ed elementi convenzionali. I sentimenti opposti alla felicità riaffiorano con la dovuta umiltà e consapevolezza interagendo con le aspettative del futuro, seppure disseminati di allusioni e arditezza delle figure. Un libro di poesia che non vuole essere il solito libro delle vacuità e delle inutili significazioni di narrazioni poetiche mediocri, ma un tracciato intenzionale di proiettare la propria storia personale su di un piano più alto, sottraendola alla banalità del quotidiano per immagini che disvelano la bellezza anteriore a ogni forma. L’Io dell’autrice non è invadente sino alla nausea, anzi è sottoposto ad attenta analisi di rimembranza degli eventi passati in aderenza con l’attualità, con l’indicazione di oggetti (anche metaforici) per dare un senso alla propria vita che nel luogo di appartenenza assume identità singolare nei confronti della moltitudine delle singolarità della collettività. Nella rievocazione del ricordo, la nostalgia è posta sotto la lente di ingrandimento della memoria per restituire un significato a tutto ciò che è anonimo. Il ricordo è sottratto alla sua marginalità per farne un’immagine nuova da mandare in giro per essere ammirata, che a sua volta diviene parola che rimane nell’aria oppure sulle pagine di un libro affinché fiorisca in un’altra parola che dia origine ad altra vita, ad altra voce, qualcosa su cui riflettere e ipotizzare l’invenzione di un suono poetico capace di riprodursi in un’eco. E immaginare un linguaggio significa immaginare una forma di vita (Wittgenstein).

La poesia si espone all’epifania della lingua, su quella soglia dell’attesa in assenza di qualsiasi coercizione e imposizione. Difatti, prima di domandare, noi siamo dalla vita comandati a rispondere, sulla nostra risposta si instaurerà la nostra realtà d’essere. Il poeta non contempla, si espone all’ascolto delle cose “sorde” della realtà e ne trae misura di sonorità fuori dal tempo.

per non smarrirmi / riscrivo le pieghe sulla mano / con la meticolosità / di chi precipizia una parola / in bilico / per ascoltarne il suono / e inventa /.

Nelle parole troviamo le ragioni di conforto, di sussistenza e di audacia, a condizione che siano esse comparate ad un vocabolario costruito sul silenzio, in cui le cose di un giorno sono raccontate all’altro giorno; la notte lo ridice all’altra notte. In questo tempo ordinato si sovrappone l’eterno brusio della coscienza che chiede incessantemente di vibrare forte nel presente: la scrittura si rivela allora non solo tentativo di lasciare traccia, ma soprattutto esperienza di ciò che può essere detto ulteriormente, affinché accada il miracolo di incompiuta conclusione del presente.

su: http://www.edizioniterradulivi.it/terracqua/118
e su: http://lequattrodelmattino.altervista.org/in-punta-di-piedi-si-affaccia-poesia/

Pubblicato in generazione di parole | Contrassegnato | Lascia un commento

una recensione di Miriam Bruni a Terracqua

Una recensione di Miriam Bruni, poetessa, scrittrice a Terracqua. Potete leggerla su

http://www.edizioniterradulivi.it/terracqua/118

Pubblicato in generazione di parole | Lascia un commento

il viaggio individuale

il viaggio individuale è un moto ondoso
nel silenzio perfetto
l’essere indifferentemente è
un formicaio, una formica, il piede
che la evita nella sua folle corsa

image

Pubblicato in generazione di parole | 2 commenti

una nota di lettura di Silvio Palombo

Una nota di lettura di Silvio Palombo, scrittore e amico. Su wordpress, il suo blog, e, con l’occasione, vi invito a leggere i suoi “racconti terapeutici” http://www.silviostambecco.wordpress.com

Terracqua è un libro non facile da seguire. Non facile perché ti prende la mano e mentre tu credi di star leggendo una pagina alla volta, centellinandone il senso a comunicare il pensiero dell’autrice, avvolto nella carta sottile delle sue parole, è lui a guidarti, ad ogni pagina un po’ più in là, fino a sommergerti completamente e chiederti di perderti tra i suoi versi. E allora occorre, talvolta, tornare indietro di qualche pagina e riprendere a leggere, accorgendosi ancora di non averlo fatto per necessità, ma per piacere.
Le sole svolte brusche, quasi definitive e riepilogative, sono quelle dei passaggi da una all’altra delle tre parti che compongono l’opera, dedicate all’acqua, alla terra, al desiderio.
Dalle tre parti nelle quali è costruito il libro emerge forte il ricordo che è della terra natìa – nel caso dell’autrice, la Sicilia – e soprattutto dell’Isola, quasi condizione dell’animo, terra circondata dalle acque e per questo primordiale, selvaggia e aspra, imprigionata e liberata da un mare che è ricchezza – Il viaggio – a volte è morte – la migrazione – ed è sempre luogo di alteritá e solitudine.
Se interrogata su quest’opera, credo che l’autrice risponderebbe ” in queste poesie ci sono le leggende della mia infanzia, c’è la casa dove si cammina a piedi scalzi, perché è anticamera del mare e per questo luogo sacro e bambino. E la famiglia. I sapori. La poesia. Così come il desiderio che forse, più dell’amore, è sinonimo di nostalgia.”
La poetica di Mirella Crapanzano, già apprezzata nelle Stanze del fiore nero, poggia su un ossimoro stilistico: è sontuosa e leggera, barocca e scorrevole a un tempo, evocativa e materica. E lo fa senza darlo a vedere, senza le sottolineature che sono tipiche, oggi, della necessità di provocare, stupire, sentirsi riconosciuti.
Lascia andare la poesia in un viaggio che coinvolge solo chi ha scritto, lo scritto e chi legge. Un’esperienza unica, simboleggiata dall’assenza delle maiuscole nel testo; lo scorrere circolare e ininterrotto del tempo sulle cose.

Pubblicato in generazione di parole | Lascia un commento

nel precipizio della specie

il silenzio anticipa
il mormorio del corpo
l’indistinto estraneo
resiste alla parvenza d’esser solo un rumore confuso
un’esistenza che si anima
nel sonno

*

passando oltre tutto si compie
sopravvengono le nubi
a formare la sera
una fuliggine dentro la pupilla
un movimento inusitato sopra le cose
che costringe a colmare l’inquietudine oscura
dentro aiuole fiorite
lì dove l’anima si desta niente
davvero muore.

*

la nudità è stare appesi
all’umanità che rischia di cadere
la fede è questo salto
nel precipizio della specie

*

nel gioco dei nomi divini
il buio prelude a una scelta
in bilico tra l’amore e una via muta
dove si sta immemori della luce
perché di questa impossibilità
io trovi la traccia il divenire

Pubblicato in generazione di parole | 2 commenti