Fiabe

“Alla mia dolce e bella figlioccia, Amalia, che mi chiede sempre una fiaba prima di addormentarsi. La sua Madrina.”

Le Creature Silenziose

In una valle dimenticata, a nord, al tempo della Grande Luna,
vivevano, in mezzo a un bosco, le Creature Silenziose. Erano i
custodi invisibili del luogo, abitavano gli alberi, le pietre, l’acqua e
ogni cosa lì intorno. Nel bosco non si udiva alcun suono, persino gli
uccelli avevano smesso di cinguettare, e il vento giocava fra i rami
silenzioso, come la fonte che scorreva nei pressi, limpida.
Sembrava un giardino incantato, dove solo il silenzio era padrone.
Nessun essere umano aveva il coraggio di entrare. Si diceva fosse
abitato da creature malvagie, spiriti di anime perdute, pronte a
divorare chiunque si fosse azzardato a metterci piede, ma, forse,
erano soltanto leggende, raccontate per proteggere misteriosamente
quel luogo magico.
Per secoli quel territorio era stato dimenticato, per via delle storie raccontate, certo, ma anche per l’intrico fitto della vegetazione che sembrava non permettere ad anima viva di potersi inoltrare nella piccola valle.

Un giorno arrivarono dalle Alte Montagne degli uomini e delle donne dai visi sorridenti decisi a dar vita a un nuovo popolo amante della bellezza e dell’armonia. Nonostante tutte le storie sentite su quel luogo avevano deciso lo stesso di fermarsi. Avevano chiesto permesso alle entità del posto e, dopo aver acceso un fuoco sacro, avevano iniziato a cantare i loro sogni e a offrire le promesse di essere rispettosi con la natura e con tutte le sue creature e poi i doni, le nuove erbe, il cibo, il vino, le danze.
Cominciarono da subito col rimboccarsi le maniche e a liberare il terreno dai rovi e dalle gaggie, lo seminarono e curarono gli alberi ammalati, ne piantarono di nuovi, mentre altri si dedicavano alla costruzione delle prime case, laboratori d’arte e a un’ara dedicata al contatto col divino.
Erano stupiti dal silenzio, attorno a loro, increduli di non sentire le foglie scosse dal vento, la chiara voce della fonte, lo scalpiccio degli animali tra l’erba, ma allo stesso tempo non credevano davvero che quel territorio appartenesse a degli spiriti maligni, sentivano di essere osservati, questo sì, ma non sembrava ci fosse qualcuno che volesse veramente far loro del male.
Le Creature di quella strana terra, d’altro canto, li osservavano
dapprima incuriosite e poi con benevolenza perché per la prima volta, da tempi immemorabili, ascoltavano dei canti, e le risa di gioia dei bambini e le preghiere, la sera, tutti attorno al fuoco.
Quegli uomini erano laboriosi e rispettosi di tutti i viventi, coltivavano la terra, ripulivano il bosco, raccoglievano i frutti e crescevano i loro animali con amore e liberi, vivevano in pace sorridendo e aiutandosi sempre gli uni con gli altri.

Le Creature Silenziose, che avevano imparato da tempo a comunicare col pensiero, si rallegrarono perché sembrava loro una benedizione quei suoni che sentivano, li rinvigorivano di vita. Si accorsero, ben presto, infatti, che ne ricevevano nutrimento, crescevano più in fretta e così, da lì a poco, richiamate dai loro
pensieri belli, tornarono altre creature che una volta vivevano in quella valle. Tornarono le lepri, gli scoiattoli, i daini, fiorirono le primule, i tarassachi, poi le ortensie e via via ripresero vigore e diedero i loro frutti i ciliegi, i noci, i castagni e, come richiamate dalla natura che rinasceva giocosa, arrivarono le fate, gli gnomi e tanti altri piccoli abitanti dei mondi sottili.

Gli uomini e le donne di quel popolo, un giorno, decisero di celebrare una festa per ringraziare il luogo che li aveva accolti e invitarono tutte le creature animali, vegetali e dei mondi di natura.
C’erano musiche e balli, allegria e ognuno faceva la sua parte mettendo in mostra le sue doti più belle, i talenti, la disponibilità, l’aiuto.

Solo le Creature Silenziose se ne stavano in disparte, un poco intimorite, perché si sentivano diverse. Ma ecco che una bimba di quel nuovo popolo si avvicinò loro e offrì la sua voce al vento che correva fra i rami. Ne arrivò un’altra e poi un bambino e anche loro vollero donare le loro voci alla fresca fonte e ad un piccolo alberello.
Le Creature erano profondamente commosse di tutti quei doni, era la prima volta che qualche essere umano si interessava alle loro emozioni e non a sfruttarle solamente per quello che potevano offrire come cibo, sostentamento e riparo.

Ed ecco, come d’incanto, apparve una bellissima donna dai lunghi capelli d’argento e dalla voce soave che disse di essere l’Antica Signora di quel luogo. Da tempi immemorabili viveva celata nella fonte, a lei consacrata, da quando gli uomini e le creature del territorio si erano allontanati gli uni dalle altre e in quella
bellissima valle, un tempo ricca e prosperosa, non c’era stata più armonia, ma
solo abbandono, devastazione e infine persino la guerra.

Stanca e amareggiata da tanta distruzione aveva deciso di ricoprire la sua terra con un manto di silenzio, l’aveva protetta e isolata facendo crescere tutto intorno i rovi, in attesa, un giorno, dell’arrivo di una nuova specie di umani, uomini e donne liberi, venuti in pace per riportare la valle allo splendore e all’alleanza tra tutte le creature.

Finalmente la profezia si era avverata e la Signora, finalmente, poteva togliere quel manto invisibile di silenzio. La rinnovata unione tra gli alberi, le piante, gli spiriti di natura e gli uomini aveva ridato vigore a lei e a tutte le creature che, per magia, tornarono ad avere le loro voci. Ognuna adesso intonava una preghiera di unione e di ringraziamento.
Da allora la bellissima valle si popolò, crebbe in prosperità e ricchezza, e tutti furono felici, proprio come si conviene ad una favola antica divenuta realtà.

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4 risposte a Fiabe

  1. sandra alberganti ha detto:

    Bellissima!!! Grazie dalla mamma 🙂

  2. chiamamip ha detto:

    Un vero incanto. Non ho mai smesso di leggere fiabe e questa ha il fascino della natura che rinasce sotto le cure degli uomini non più indifferenti.
    Patrizia

    • ciprea ha detto:

      la natura restituisce e ringrazia quando gli uomini contribuiscono a mantenere sano il loro territorio. Crediamo di essere padroni di quanto ci circonda, ma in realtà ne facciamo solo parte. Un tema che mi sta molto a cuore…
      Grazie

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