l’amore a poco

ricorre il giorno

i tentacoli che lascia ricadere

nonostante il cielo ad un passo

scalzato dalla fretta

l’amore a poco

si conta a strati

noncuranti del vento che ci consuma

il fiato, degli  stessi volti simili alle cose

raggrumate nei cortili

ora intersezioni ai lumi della sera

ai mancamenti, alle ginocchia lise

dove facilmente il limite si accosta

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ofelia

alle porte rincasava anonima
straniata ai volti – a simmetrie lontane
dai suoi polsi, lei  – collinare
al dispiegarsi delle ombre – muoveva
appena i fuochi con i fianchi
gli occhi dilatati
all’erta dai soliti stereotipi – i diluvi universali
l’invasione di formiche su piazze
contaminate dai rumori – sotto ai letti
a un centimetro di pelle dagli umani
rincasati – loro sì, ai riti quotidiani

– folle – dicevano
una luna nera

l’epidermide abbassata al battere di segni
come un soffio dalla fine
indolente al doppio andare della morte
dolce l’afonia dell’acqua al suo richiamo mugolare
quando attraversava la materia – senza ali
insonne negli ignoti
alle simulazioni del proscenio
al salto