trasparenze d’ali

image

(foto di Josephine Cardin)

seguo l’andamento
che certe solitudini hanno
di fissarsi nell’ovale del volto
un colore rosato sulle palpebre
dice la casa interiore
nell’ospitare presenze
invisibili dentro la bocca
con battiti d’ali le farfalle
toccano il respiro
– è una linea sottile
l’esistenza –
di quando in quando l’occhio
rifugia su piani verticali
nell’immobilità assorta
che il tempo spiega
quando circumnaviga
la periferia del vuoto

(omaggio di parole a Josephine Cardin)

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unaluna

dipinto di tomek setowski

ora lei che si fa notte, quarzo grande
notte di ibisco prematura, altra memoria
corpo folle, continente nell’essenza,
nel denudarsi finché s’incaglia il fondo
sta lì come l’origine
tra le maree trascorse, le sembianze
da nominare una ad una, le pupille
spalancate, irrisolte
che predispone confine
sta lì come rosa mutata
barocca, sola nelle parole
che risacca

milleluci

disegno di elisa bertolotti

 

 

gli alberi ridono dei sogni inquieti
nascosti dietro gli occhi
come gechi tra l’erba all’apparire
di volti. per questo segnano l’aria
dissotterrata di forme nuove
con foglie carnose e labbra
allattate ai biancospini, un’intimità
senza l’infanzia delle acque
che crepa la notte di milleluci

 

 

in controluce


 

leggerti in controluce
ricopiare a mano le linee
del corpo, toccarle tutte.
le metà contenute in noi
i nomi lasciati indietro.
piogge senza un particolare
come la finestra socchiusa
o l’universo
dove nessun altro ascolta
la durata.

paesaggi invisibili

esistono i paesaggi invisibili e possono essere colti ovunque con uno stato interiore adatto.  quando osservo una sedia vuota, la rosa sulla scrivania, ascolto lo scricchiolio dei muri di una casa, la luce che s’infiltra tra le cose. inaspettata. quando inspiro il sorgere del sole o lascio che sia la voce della luna il mio silenzio. sono voci a volte sconosciute, seguono i miei passi, silenziose. ricalcano le ombre per dire che ci sono. altre mi sono  care, imbevute dal tempo. ne aspiro con l’olfatto i ricordi, allargo le narici a comprendere i contorni della malinconia che, a tratti, ha il volto di mia madre, l’ultimo abbraccio, già premonitore della mancanza. l’amore che non si può dire con le parole, che arriva prima a invadere le stanze. le sfoglio ad una ad una.

 

senza celebrazioni

ai sensi del possibile

mi sfiori il gusto

prima di giungere alla bocca

minime le concessioni

fino alle palpebre e qui

resisto alle celebrazioni

ma tutto oggi ha un nome nuovo

scartate le parole

e accade che il corpo entri in confessione

con le braccia, un rossore

che scolla la sera dalle attese

così piovo

senza responsi ancora

mentre ti fai preghiera

persino amore