trasparenze d’ali

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(foto di Josephine Cardin)

seguo l’andamento
che certe solitudini hanno
di fissarsi nell’ovale del volto
un colore rosato sulle palpebre
dice la casa interiore
nell’ospitare presenze
invisibili dentro la bocca
con battiti d’ali le farfalle
toccano il respiro
– è una linea sottile
l’esistenza –
di quando in quando l’occhio
rifugia su piani verticali
nell’immobilità assorta
che il tempo spiega
quando circumnaviga
la periferia del vuoto

(omaggio di parole a Josephine Cardin)

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La grande onda di Hokusai

 

E’ un articolo che scrissi tempo fa su Hokusai e la Grande Onda, una delle sue opere più conosciute, specialmente qui, in occidente.

La Tigre

C’è un grande artista giapponese, famoso in tutto il mondo, il cui sogno era mostrare al mondo che vedere vuol dire conoscere. Lo stile, in lui era una teoria del mondo. La forma di un sapere. La figura, un concetto incarnato. E’ Katsushika Hokusai (1760-1849)

Della sua biografia, celebre è quel che lui stesso scrisse:

Già all’età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant’anni avevo già disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che ho fatto prima dei miei settant’anni merita veramente che se ne parli.
E’ stato all’età di settantatre che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi..
E’ evidente perciò che a ottantasei anni avrò fatto via via sempre più progressi e che, a novant’anni, sarò entrato più a fondo nell’essenza dell’arte.
A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento e dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avrà una sua propria vita.
Vorrei chiedere a coloro che mi sopravviveranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione. Scritto all’età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gokyorojin, il vecchio pazzo per il disegno.

 

Fuji

Era tanto maniacalmente impegnato nella comprensione del proprio mestiere che, in punto di morte, avrebbe confidato alla figlia: “Se avessi ancora cinque anni a disposizione, potrei diventare finalmente un pittore”. Hokusai sapeva dove voleva arrivare.

Hokusai è stato un artista eccentrico ed irrequieto e fu tra i primi a muoversi all’interno del movimento che faceva parte dello stile popolare dell’Ukiyo-e (uno stile naturalistico e fresco, diverso dai preziosi calligrafismi della maniera accademica ), come disegnatore e illustratore di libri e surimono(messaggi augurali).

L’artista, nel corso degli anni, sperimenta nuove formule, che sono delle vere e proprie mutazioni di pelle e, a questo proposito, firma molti dei suoi lavori, con nomi diversi (Shunro, Sori, Taito, Litsu, Manji) a testimonianza del suo temperamento teso alla ricerca e all’innovazione, giungendo a fondare una sorta di canone nuovo della pittura paesaggistica, che si diffonderà in Europa, dalla metà dell’Ottocento e influenzerà artisti occidentali, come, per esempio, Monet, Degas e altri impressionisti.

 

La Grande Onda

 

” La grande Onda presso la costa di Kanagawa ” 1830-1832 circa è una delle opere più conosciute, specialmente nel mondo occidentale. Egli considerava la sua arte come una “via”, un percorso artistico da praticare e in questo modo la trasmetteva, attraverso i suoi scritti, i suoi insegnamenti, agli allievi. Secondo Hokusai, la pittura è una via da perseguire con pazienza e determinazione, ma anche con molta immaginazione e il pittore è un microcosmo che deve sapersi svuotare per mettersi in contatto con il macrocosmo della natura, per far risuonare l’universo della realtà.

The Thirty-Six Views of Fuji (Fugaku Sanju-Rokkei)