una nota di lettura di Silvio Palombo

Una nota di lettura di Silvio Palombo, scrittore e amico. Su wordpress, il suo blog, e, con l’occasione, vi invito a leggere i suoi “racconti terapeutici” http://www.silviostambecco.wordpress.com

Terracqua è un libro non facile da seguire. Non facile perché ti prende la mano e mentre tu credi di star leggendo una pagina alla volta, centellinandone il senso a comunicare il pensiero dell’autrice, avvolto nella carta sottile delle sue parole, è lui a guidarti, ad ogni pagina un po’ più in là, fino a sommergerti completamente e chiederti di perderti tra i suoi versi. E allora occorre, talvolta, tornare indietro di qualche pagina e riprendere a leggere, accorgendosi ancora di non averlo fatto per necessità, ma per piacere.
Le sole svolte brusche, quasi definitive e riepilogative, sono quelle dei passaggi da una all’altra delle tre parti che compongono l’opera, dedicate all’acqua, alla terra, al desiderio.
Dalle tre parti nelle quali è costruito il libro emerge forte il ricordo che è della terra natìa – nel caso dell’autrice, la Sicilia – e soprattutto dell’Isola, quasi condizione dell’animo, terra circondata dalle acque e per questo primordiale, selvaggia e aspra, imprigionata e liberata da un mare che è ricchezza – Il viaggio – a volte è morte – la migrazione – ed è sempre luogo di alteritá e solitudine.
Se interrogata su quest’opera, credo che l’autrice risponderebbe ” in queste poesie ci sono le leggende della mia infanzia, c’è la casa dove si cammina a piedi scalzi, perché è anticamera del mare e per questo luogo sacro e bambino. E la famiglia. I sapori. La poesia. Così come il desiderio che forse, più dell’amore, è sinonimo di nostalgia.”
La poetica di Mirella Crapanzano, già apprezzata nelle Stanze del fiore nero, poggia su un ossimoro stilistico: è sontuosa e leggera, barocca e scorrevole a un tempo, evocativa e materica. E lo fa senza darlo a vedere, senza le sottolineature che sono tipiche, oggi, della necessità di provocare, stupire, sentirsi riconosciuti.
Lascia andare la poesia in un viaggio che coinvolge solo chi ha scritto, lo scritto e chi legge. Un’esperienza unica, simboleggiata dall’assenza delle maiuscole nel testo; lo scorrere circolare e ininterrotto del tempo sulle cose.

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