le donne dei marinai

le donne dei marinai iniziano
la primavera con roselline  bianche
appese ai crocifissi delle vecchie case.
sfidano le onde, il maestrale 
con le letture dei sogni che si aprono
in bocca al mare, gli occhi spuntati
senza più lacrime, le preghiere in alto
agli invisibili acrobati
che ripetono la sera sui trapezi.
i salti sulle nuvole non misurano
l’inganno delle cadute
per via del fondo delle marine
accogliente e largo come sottane di trine

Pubblicità

dentro il buio

l’inizio è la voce
mi avvisa – quando rientro nella casa
sempre la stessa
nonostante i muri stipati, stretti
le cornici inviolate, sorprese prive d’occhi
mi guardano – e non so ancora
delle maniglie serrate nell’attesa
(sfiorare la freddezza levigata) che si asciuga sulle dita
del silenzio che mi spetta
divaricato, dolce, una lunga notte
mi attraversa –
come un tempo di cera
che imprime a ciglia asciutte
il soffio dentro il buio
l’altra dimora

in controluce


 

leggerti in controluce
ricopiare a mano le linee
del corpo, toccarle tutte.
le metà contenute in noi
i nomi lasciati indietro.
piogge senza un particolare
come la finestra socchiusa
o l’universo
dove nessun altro ascolta
la durata.