now

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e poi noi

ci vuole poco a dire noi sotto la pioggia

per poi cessare le nuvole tutto intorno

alla parola vento, nel bel mezzo delle braccia

come chi si ferma ad approfondire

un ordine da assomigliare al caso

 

comunque sera lo spogliarmi dei tuoi occhi

lasciando  che la forma del corpo

muti al resto, a una fragilità di terra

che consente il mare, l’approssimarsi

incauto delle stelle quando è inverno

 

 

senza celebrazioni

ai sensi del possibile

mi sfiori il gusto

prima di giungere alla bocca

minime le concessioni

fino alle palpebre e qui

resisto alle celebrazioni

ma tutto oggi ha un nome nuovo

scartate le parole

e accade che il corpo entri in confessione

con le braccia, un rossore

che scolla la sera dalle attese

così piovo

senza responsi ancora

mentre ti fai preghiera

persino amore

La grande onda di Hokusai

 

E’ un articolo che scrissi tempo fa su Hokusai e la Grande Onda, una delle sue opere più conosciute, specialmente qui, in occidente.

La Tigre

C’è un grande artista giapponese, famoso in tutto il mondo, il cui sogno era mostrare al mondo che vedere vuol dire conoscere. Lo stile, in lui era una teoria del mondo. La forma di un sapere. La figura, un concetto incarnato. E’ Katsushika Hokusai (1760-1849)

Della sua biografia, celebre è quel che lui stesso scrisse:

Già all’età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant’anni avevo già disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che ho fatto prima dei miei settant’anni merita veramente che se ne parli.
E’ stato all’età di settantatre che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi..
E’ evidente perciò che a ottantasei anni avrò fatto via via sempre più progressi e che, a novant’anni, sarò entrato più a fondo nell’essenza dell’arte.
A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento e dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avrà una sua propria vita.
Vorrei chiedere a coloro che mi sopravviveranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione. Scritto all’età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gokyorojin, il vecchio pazzo per il disegno.

 

Fuji

Era tanto maniacalmente impegnato nella comprensione del proprio mestiere che, in punto di morte, avrebbe confidato alla figlia: “Se avessi ancora cinque anni a disposizione, potrei diventare finalmente un pittore”. Hokusai sapeva dove voleva arrivare.

Hokusai è stato un artista eccentrico ed irrequieto e fu tra i primi a muoversi all’interno del movimento che faceva parte dello stile popolare dell’Ukiyo-e (uno stile naturalistico e fresco, diverso dai preziosi calligrafismi della maniera accademica ), come disegnatore e illustratore di libri e surimono(messaggi augurali).

L’artista, nel corso degli anni, sperimenta nuove formule, che sono delle vere e proprie mutazioni di pelle e, a questo proposito, firma molti dei suoi lavori, con nomi diversi (Shunro, Sori, Taito, Litsu, Manji) a testimonianza del suo temperamento teso alla ricerca e all’innovazione, giungendo a fondare una sorta di canone nuovo della pittura paesaggistica, che si diffonderà in Europa, dalla metà dell’Ottocento e influenzerà artisti occidentali, come, per esempio, Monet, Degas e altri impressionisti.

 

La Grande Onda

 

” La grande Onda presso la costa di Kanagawa ” 1830-1832 circa è una delle opere più conosciute, specialmente nel mondo occidentale. Egli considerava la sua arte come una “via”, un percorso artistico da praticare e in questo modo la trasmetteva, attraverso i suoi scritti, i suoi insegnamenti, agli allievi. Secondo Hokusai, la pittura è una via da perseguire con pazienza e determinazione, ma anche con molta immaginazione e il pittore è un microcosmo che deve sapersi svuotare per mettersi in contatto con il macrocosmo della natura, per far risuonare l’universo della realtà.

The Thirty-Six Views of Fuji (Fugaku Sanju-Rokkei)

ieri

ieri era un sapore d’erba

un accenno di donna

che si scioglie nell’acqua

le lunghe radici nel sonno

quando ferma l’istante, l’annota

di carte, di giorni, folate intorno la luce

senza sapere come è nuda la bocca

quando piega all’amore, alle cose

già scritte, come chi ha fiato

a dirle nuove e dire che sono

ciglia di mare

nient’altro che gocce

( il quadro “Donna” è di Patrizia Baudino)